Journey, In viaggio col dolore




20. FLASH. Il Sannyas.

“Sannyas significa coraggio più di ogni altra cosa, perché è un’affermazione della tua individualità, una dichiarazione di libertà, la dichiarazione che non farai più parte della follia collettiva, della psicologia di massa. È la dichiarazione che stai diventando universale; non apparterrai a nessun Paese, a nessuna chiesa, a nessuna razza, a nessuna religione.”
Osho, Finger Pointing to the Moon, Capitolo 7
 
 
 
“Il condizionamento inizia nel momento in cui nasci, con il tuo primo respiro; non si può evitare: sarai condizionato dai genitori, dai bambini con i quali giocherai, dai vicini di casa, dalla scuola, dalla chiesa, dallo stato. La maggior parte del condizionamento non viene creato consapevolmente, il bambino lo accumula inconsciamente: il bambino apprende per imitazione.
 
Perciò non preoccuparti. Questa è la situazione tipica nel mondo: tutti sono condizionati e ognuno deve venirne fuori. È difficile, non è come togliersi un vestito: è come strapparsi via la pelle. È difficile, è arduo, poiché noi siamo identificati con il nostro condizionamento: ci conosciamo in quanto cattolici, comunisti, hindu, musulmani, cristiani. E la più grande paura legata al lasciar cadere il condizionamento è la paura di incorrere in una crisi d’identità; da qui l΄esigenza del sannyas.
 
Il sannyas è semplicemente uno strumento per aiutarti, in modo che tu non ti senta sprofondare in un abisso, in un abisso senza fine. Io ti porto via i tuoi condizionamenti – ti sentirai estremamente vuoto – perciò ti devo dare qualcosa con cui giocare nel frattempo.
 
Il sannyas è il gioco con cui giocare nel frattempo. Ma il sannyas ti viene dato in modo tale da non diventare mai un condizionamento; rimane un divertimento, rimane uno sport: sei coinvolto, e tuttavia rimani un testimone. È difficile lasciar cadere il condizionamento, poiché è tutto il tuo passato, la tua mente, il tuo ego, tutto ciò che sei; ma se sei pronto, se hai coraggio, se hai abbastanza fegato da venire con me, è possibile, non è impossibile.”
Osho, Be Still and Know, Capitolo 7
 
 
 
“Guardare la vita dal punto di vista dell’ignoranza di sé, è samsara, il mondo. Guardare la vita dal punto di vista della conoscenza di sé, è sannyas.
 
Pertanto, ogni volta che qualcuno mi dice che ha preso il sannyas, la cosa in sé mi suona molto falsa. Questo “prendere” il sannyas crea l’impressione che sia un atto antagonistico rispetto al mondo. Si può prendere il sannyas? Si può dire di aver “preso” una conoscenza? E una conoscenza “presa” in questo modo può essere un’autentica conoscenza? Un sannyas che è “preso” non è sannyas.
 
Non puoi metterti addosso un mantello di verità. La verità dev’essere risvegliata dentro di te. Il sannyas nasce. Viene attraverso la comprensione e in quella comprensione continuiamo a essere trasformati: la nostra comprensione cambia, cambia la nostra prospettiva e il comportamento si trasforma senza alcuno sforzo. Il mondo rimane dov’è, ma il sannyas nasce gradualmente dentro di noi. Il sannyas è la consapevolezza che “non sono solo il corpo, sono anche l’anima”. Con questa comprensione, l’ignoranza e l’attaccamento dentro di noi spariscono. Il mondo era all’esterno e continuerà a essere là, ma dentro di noi ci sarà assenza di attaccamento nei suoi confronti. In altre parole non ci sarà alcun mondo, nessun samsara dentro di noi.”
Osho, The Perfect Way, Capitolo 3
 
 
 
“Vorrei che i miei sannyasin vivessero la vita nella sua totalità, ma con un’unica, assoluta condizione.
 
E la condizione categorica è la consapevolezza, la meditazione. Prima di tutto entrate in profondità nella meditazione, in modo da poter ripulire il vostro inconscio da tutti i semi tossici, così che non ci sia niente che possa essere corrotto e non ci sia niente dentro di voi che possa essere sollecitato dal potere.
 
E poi fate qualsiasi cosa vi sentiate di fare.”
Osho, The Dhammapada: The Way of the Buddha, Vol. 6 Capitolo 4
 
 
 
Io sono con voi, avete la mia benedizione, ma d’ora in poi non vi spiegherò come si diventa sannyasin né vi chiederò di meditare. Adesso spiegherò solamente questo: cos’è la meditazione. Se questo è sufficiente a scatenare una sete dentro di voi, allora meditate. Adesso non vi dirò di amare. Ora vi descriverò soltanto l’amore e qualsiasi altra cosa: se nel vostro cuore non prende vita nessuna canzone – neppure dopo aver ascoltato quell’unica e misteriosa descrizione dell’amore -, allora nulla potrà mai scaturire, neppure se vi viene comandato. E se nasce una canzone, allora non è più una questione di prendere e dare: puoi essere un discepolo, puoi meditare, puoi diventare un sannyasin, puoi illuminarti, puoi raggiungere il tesoro supremo di questa vita che abbiamo chiamato moksha, la liberazione suprema.
 
Ma adesso devi essere tu a fare tutto questo. Sono finiti i giorni in cui qualcuno ti dava una spinta dal di dietro! Ora sei completamente libero. Il tuo stesso desiderio, la tua stessa gioia, la tua stessa estasi sono i fattori decisivi.”
Osho, The Diamond Sword, Capitolo 8
 
 
 
 
 
HAI UN AMIC@ CHE VIAGGIA NEL DOLORE? CONDIVIDI USANDO I PULSANTI SOTTOSTANTI, QUI!