Journey, In viaggio col dolore




46. IN VIAGGIO COL DOLORE. Le mappe dell' estasi.

Between the head and feet of any given person
is a billion miles of unexplored wilderness.
Gabrielle Roth
 
 
I believe in the power of motion,
the wisdom of gravity,
the emptiness of true love,
the fact that there is no way out but through the body, 
no way up unless we all go together,
no way down unless we follow the beat,
no way in unless we embrace the dark.
Gabrielle Roth
 
 
 
Ero da poco arrivata a Genova quando, all' incirca nell' agosto del 2016, scoprii I 5 ritmi dell' anima e colei che li ha lasciati al mondo, Gabrielle Roth, una danzatrice leggendaria, mistica e sciamana metropolitana, oltrechè musicista, cantante, regista e fondatrice del The Moving Centre di New York. Gabrielle Roth ha fatto danzare ed esprimersi col corpo migliaia di persone e oggi esistono più di 400 insegnanti certificati che trasmettono la sua eredità che in parole povere si potrebbe definire 'danza estatica'.
 
I doni che ho ricevuto da lei sono di una tale portata che non saprei come descriverli...forse, se parlassi a ruota libera, ci riuscirei. 
Ho 2 rimpianti nella mia vita: uno è quello di non aver saputo ascoltare la voce che mi diceva 'Entra e va' a vedere che cosa è!' quando passavo davanti al Moving Centre di NY. Non seguii quell 'intuizione....All' epoca ero a Manhattan per il jazz, in un'altra dimensione creativa della mia ricerca, ma lei, Gabrielle, allora era ancora viva, l' avrei prima o poi incontrata e, conoscendomi, mi sarei buttata a capofitto in questo lavoro che nel 2016 mi arrivò come un fulmine a ciel sereno. La risposta alla mia eterna e immutabile convinzione che la malattia, come me la sono creata - anima, corpo emozioni - così me la posso smantellare - anima, corpo, emozioni. 
 
Era ed è! una risposta artistico-creativa-spirituale-emotiva alle mie ferite dell' infanzia: il no secco di mia mamma all' invito, fattomi dalla palestra Andrea d' Oria di Genova, di continuare a livello agonistico nella ginnastica artistica, a 7 anni. Il no al Liceo Artistico e l' imposizione del Liceo Classico, seguita subito dopo dal no secco all' esame di ammissione alla Scala di Milano per la danza classica, a 13 anni.  Il cazziatone della mia insegnante di pianoforte che mi obbligò a ri-iniziare tutto d'accapo, dopo tre anni in cui suonavo leggendo la musica e memorizzandola immediatamente, come spesso fanno i bambini talentuosi. Dal 'Chiaro di luna' di Beethoven, dovetti ricominciare su Mikrokosmos di Bela Bartok, un metodo di musica elementare, con melodie dissonanti. Mi ricordo ancora vivissima l' umiliazione che sentii mentre urlava che Noooo! che non andava bene perchè non ricordavo il nome delle note. Io suonavo e ricordavo attraverso il movimento delle mani, degli intervalli sonori che le mie dita producevano sulla tastiera del pianoforte e ricordavo attraverso la memoria visiva, anche i testi scolastici di storia e geografia. Funzionavo così, e, invece di chiedermi, di cercare di capirmi e di avvalorare anche la mia maniera, la negò urlando. Era un ' insegnante della vecchia scuola...mi scappò la fantasia. Dopo un anno chiesi a mia mamma se potevo smettere. 'Tanto, frequentando l' allora terzo miglior Liceo Classico d' Italia, avevo il mio bel da fare sui libri.
Nell' estate successiva presi la chitarra di mio fratello Gianni e iniziai a suonare a orecchio e a cantare. 
Ma il danno era stato fatto. Anche questo episodio si aggiunse agli altri nel non valorizzare una cosa così profonda, così magica e direi trascendentale come il talento.
Il talento per gli indù è una benedizione del divino. Un bambino 'portato' per la musica viene considerato dai suoi familiari come un dono arrivato dal cielo.
 
Così, nella visione di Gabrielle Roth, sentii che tutta questa roba (e altra ancora!) avrebbe potuto sciogliersi attraverso il mio corpo che, nel suo muoversi e danzare, avrebbe potuto far fluire fuori dal profondo tutta quella roba, trasformandola in nuovi modi di stare, estatici e di guarigione.
 
E mi sembrò di trovare un' amica di sempre, piuttosto che una grande Maestra! La immaginavo, e tuttora me la vedo, capace di rivelare straordinarie intuizioni spirituali utili per la mia evoluzione, bevendo amabilmente un drink in un chiassoso party newyorkese.
Il 'segno' fu anche che riuscii a trovare di seconda mano, in vendita on line, l' ultima edizione in italiano del libro che più mi attirava al momento, dal titolo I 5 ritmi dell'anima, uno dei tanti suoi libri che quando lo finisci lo vuoi subito ricominciare, che non puoi imprestare perchè ci scrivi subito su le tue riflessioni, appunti, associazioni, intuizioni, sottolineature di vari colori, ecc ecc...
 
Ecco perchè lascio che sia lei a parlare, traducendo un passaggio dal suo libro Le mappe dell' estasi.
 
 
Lo scopo della meditazione è quello di calmare la mente e di abbandonarsi al momento.
Il modo più diretto che ho trovato per calmare la mente ed essere consapevoli del momento è quello di muovere il corpo. Il movimento non è solo meditazione; è anche una medicina che cura la separazione tra la mente e il cuore, il corpo e l' anima.
Come meditazione, il movimento ci rende consapevoli che c'è un sacco di roba tra noi e l'esperienza estatica. Per 'roba', intendo tutte le forme di inerzia : fisica, emotiva, mentale. Ognuno di noi deve scavarsi un percorso all' interno del suo essere naturale più autentico.
Come medicina, il movimento ci offre il modo di trasformare dinamicamente tutta questa inerzia in energia e, infine, in estasi.
 
La guarigione è un viaggio. Comporta il fatto di uscire dai ruoli abituali, le  nostre maschere, i copioni convenzionali, e di improvvisare un sentiero danzante. Questa via danzante ci conduce dall' inerzia del camminare come dei sonnambuli all' estasi del viversi lo spirito del momento. Troppo spesso le nostre vite sono incanalate in stretti schemi fatti di sicurezze, basati su noiosissime routines. Alcuni di noi vogliono uscirne fuori. Alcuni di noi vogliono lasciarli andare e vogliono risvegliare il potere che sta sepolto dentro di noi.
Per fare tutto ciò, dobbiamo vivere sul filo del rasoio, in una zona di confine, da qualche parte tra la materia e lo spirito, il maschile e il femminile, il buio e la luce, essere leaders ed essere seguaci, tra l' immobilità e il movimento.
Noi ci avventuriamo come dei funamboli sopra gli abissi dell' ignoto. A me il filo del rasoio piace. E porto altri con me. Questo è il mio lavoro: un viaggio dal ghetto dell' ego all' espansione del sè che fluisce in consapevolezza nella vita di tutti i giorni, attraverso l' energia vitale. 
Gabrielle Roth
 
 
 
GABRIELLE ROTH  'THE WAVE DANCE'  NEL VIDEO A FIANCO
 
 

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