Journey, In viaggio col dolore



19.06.2018
37. IN VIAGGIO COL DOLORE. Milano e Torino. Approdi e abissi.

Era grave...talmente grave che non riuscivo a parlare. 
Decisi di tornare in Italia. Nonostante dei dolori inimmaginabili, come coltellate al ginocchio destro, alle mani, ai tendini di Achille, e con la schiena completamente bloccata, riuscii a camminare per tutto l' aereoporto Ataturk di Istanbul, che è davvero grande. Avevo un trolley, e zoppicavo. In quella dimensione caotica e frettolosa, i passanti mi prendevan via di mano il bagaglio e lo portavano finchè, dovendo cambiare percorso, non lo affidavano a qualche altro viaggiatore che lo avrebbe trasportato per un altro pezzo di strada. In mezzo a quella bolgia di persone c' era chi riusciva a vedermi e a prendersi cura della mia difficoltà! Immagino che si notasse parecchio, ma woow! rimasi esterefatta da quella dimostrazione di umanità da parte dell' 'uomo-folla'!
 
Non so come, ma riuscii ad andare a Torino in treno, per riprendere la cura da Marc Jubelin. Con lui pianificammo tutto per bene. Mi sarei trasferita a Milano da Caterina e da lì sarei andata da lui due volte la settimana in treno per il NSA . E così fu.
 
Caterina mi aveva detto che nelle stazioni e aereoporti c' era un servizio di assistenza per i disabili, ma io, testona, non potevo immaginare di vedermi seduta su una sedia a rotelle. Sarebbe stato troppo, perchè, incredibile a immaginarlo, ma io non mi percepivo come handicappata. Da una parte avevo bisogno di continuare a considerarmi 'normale' per non crollare e dall' altra mi ero dimenticata di come stavo prima del tracollo. Sì, perchè ci si dimentica molto velocemente...io credo perchè tutto il sistema abbia bisogno di adeguarsi e assestarsi alla nuova condizione. E così due volte la settimana facevo la tratta Milano-Torino-Milano in giornata, soffrendo dolori inenarrabili per arrivare al treno.
 
Quando ricevevo il trattamento, c' era alla fine un momento di integrazione in cui andavo in uno spazio di pura estasi. E in quella dimensione mi nutrivo, perchè poi, quando mettevo i piedi per terra ri-iniziava il calvario. Ma Marc mi dava delle chiavi di lettura, visualizzazioni, esercizi o nuovi modi di interpretare il dolore.
 
Il giorno dopo del trattamento torinese io e Caterina lo avevamo battezzato 'The Day After' perchè, di solito, sentivo molto rilassamento e movimento nel corpo, avevo bisogno di dormire più a lungo e spesso avevo dolori più accentuati. Imparai presto che, quando sblocchi una parte, e quindi dell' energia nel corpo, arriva il dolore, perchè quella parte si rimette in movimento. E così fu, per molti anni.
 
 
Sempre a Milano, grazie a Caterina, trovai un dottore che mi prescrisse tutti gli esami possibili e che poi mi diede dei farmaci omeopatici e fitoterapici per sopportare il dolore, diminuire l' infiammazione e coadiuvare il NSA. Seguivo la solita dieta senza latte e glutine. In effetti, avrei dovuto/potuto prendere del cortisone, ma temevo di diventarne dipendente in breve tempo. Così scelsi la strada più faticosa, più impervia, ma più rispettosa per il mio corpo.  

 

Caterina...Ritrovai un'amica, e la ringrazierò finchè vivo, perchè si sostituì alla mia famiglia che fu piuttosto assente. Nonostante la paura, preoccupazione, l' incognita sul mio futuro e, naturalmente, la sofferenza disumana, ho un bel ricordo di quel periodo. Caterina mi riempiva di attenzioni, mi incoraggiava, consigliava e, naturalmente, ci facevamo anche delle sane risate!

 

Per star su di morale, mi aiutava molto guardare la serie televisiva 'Brothers & Sisters' che avevo già precedentemente visto anni prima. Una famiglia così unita e una madre così attiva e appassionata mi nutrivano affettivamente, colmando un vuoto. Ne ero consapevole, e presi questa pratica come una medicina. Ora è di moda usare i films. Io l' ho imparato nel mondo di Osho, dove  lo si fa da decenni. Le serie televisive sono state e sono parte fondamentale della mia cura. Un film arriva dove raramente può arrivare una medicina. Un film ti ispira, ti coinvolge con quasi tutti i tuoi sensi, tocca le corde più segrete del tuo cuore, delle tue paure, tuoi condizionamenti, tue vecchie abitudini, ti coinvolge completamente, ti 'abbraccia', ti trasmette passione, forza per reagire, ti da speranza, fiducia, o semplicemente ti distoglie da un brutto momento di depressione. Guarire richiede uno sforzo sovrumano. Molta energia, moltissima -che non hai perchè sei malato- e devi avere davvero voglia di stare bene. Per guarire devi spaccare il bozzolo ed uscire allo scoperto, senza le vecchie difese e vecchie credenze. 

 

Ogni tanto, facevo un giro nel quartiere. La cosa strana era che nessuno mi ha mai presa per ammalata grave. Sempre, anche nei momenti in cui sono stata maggiormente malandata, mi chiedevano se avevo avuto un incidente....addirittura una volta se avevo un malore per il caldo.
Un medico indiano ayurvedico anni dopo mi disse che la mia anima non è ammalata. E io capii che cosa voleva dire, perchè l' ho sempre sentito. Ho sempre saputo distinguere tra la 'me' bisognosa, handicappata, consumata e innervosita dal dolore, dalla 'me' appassionata per la vita, che doveva vestirsi per uscire, che voleva a tutti i costi cercare il modo di promuovere il suo ultimo CD, che voleva andare al supermercato bio e ci riusciva ad andare da sola. Non è sforzo, è vivere. In questo modo ho imparato a 'isolare' la percezione del dolore. A fare le cose 'nonostante'.
E poi non ho mai imprecato contro la vita, dio o qualcos' altro. Mi sono sempre chiesta se c'era qualcosa in me da comprendere, da cambiare. Ho sempre saputo che quella condanna doveva avere un senso profondo da qualche parte. La sfortuna c' entrava poco. Mi sono presa da subito la piena responsabilità del mio malanno.
Nel caso del 'tracollo turco', cioè di questo periodo di cui parlo ora, invece, ahimè non avrei potuto fare moltissimo, perchè con la menopausa è normale che queste malattie peggiorino drammaticamente.
 
Non si vedeva che ero così grave forse anche perchè mi sono sempre voluta bene, curato i capelli, la pelle, il modo di vestire comodo, ma non sciatto. Dato che ero praticamente 'scappata' dalla Turchia solo con le cose per me più importanti - scarpe, computer, hard disks varii, libri e quaderni di appunti- non avevo un gran guardaroba e avevo dei capelli lunghi che il parrucchiere turco mi aveva strinato. Caterina mi consigliò un buon coiffeur milanese e mi portò a comprare degli abiti comodi, tagliati bene, in uno dei tanti showroom di uno stilista che applica ottimi prezzi sulle collezioni passate.
Da tempo non facevo shopping. Era un esercizio di leggerezza che mi aiutava ad esprimere (o a scoprire?) una nuova me, così magra! e a sentirmi 'a posto' per il mio amor proprio, e soprattutto per non crollare. Crollare e/o lasciarsi andare io non so in che spazio di disperazione mi avrebbe trascinata in quel periodo: non ero pronta ad affrontarlo. Oggi dico che sarebbe stato un lusso che non potevo permettermi. 
Non appena chiudevo gli occhi per provare a fare una meditazione, andavo in uno spazio nero profondissimo che mi faceva una gran paura. Sembrava un oceano in tempesta, dagli abissi neri e misteriosi. Ero riuscita ad andare anche a fare una sessione in Svizzera da Pratibha e una in Toscana da un altro terapista del mondo di Osho. Entrambi, a loro modo, mi dissero che dovevo ritrovare  le qualità proprie del mio Femminile che tutto abbraccia e comprende. Stare ferma anzichè muovermi, ricevere anzichè dare, non 'pushare', non spingere o insistere. Nutrire l ' intuito, il cuore. In quel momento, riuscivo a mala pena ad occuparmi della mia immagine esteriore e a fare un' indagine su che cosa fosse il Femminile per me. Ero anche consapevole di quanto ne fossi distante. A fiuto intuivo che quel mare 'dagli abissi neri e misteriosi'  avesse molto a che fare col mio mondo femminile. 'Ok...' mi dissi...'Un passo alla volta!'
 
 
 
Alcune frasi dalla serie 'Brothers & Sisters' :
 
'L’ignoto è sempre molto più inquietante della realtà.'
Nora, 1.17
 
 
'Kitty ha ragione, non si può smettere di vivere perché si è malati.' 
Nora, 4.03
 
 
'Se c’è una cosa che ho imparato di recente è che niente ha senso a questo mondo. È un mistero, per me, quello che avviene, ma è come noi reagiamo che conta.' 
Kevin, 4.19
 

 

 

NUSRAT FATEH ALI KHAN    'PASSION'   NEL VIDEO A FIANCO    

 

 

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