Journey, In viaggio col dolore



01.05.2019
31. IN VIAGGIO COL DOLORE. New York, Jazzin' Genova.

Tornata dall' Australia, avevo molto da fare. E non moltissimo tempo...ma ero pronta! Non era la prima volta che producevo completamente un CD dall' idea alla materializzazione concreta. Immaginare il tipo di suono che vuoi e quindi quali musicisti e arrangiamenti potrebbero crearlo; la ricerca e documentazione storica sull' argomento, studiare le canzoni, sentire che cifra, che approccio tu hai verso quel materiale sonoro, e tantissime altre cose tipo: tabelle di marcia, contatti, tempistiche, preventivi, tutte cose che ho scoperto fare con piacere e senza sforzo, nonostante il mio temperamento umorale ed artistico. Si attiva una parte di me che ha una visione globale, d' insieme e, nello stesso tempo, parziale, che tiene conto di tutte le necessità di ogni collaboratore, che riesce a coordinare le tante situazioni che dovranno poi arrivare a creare sinergicamente ciò che immagino con la vista, che sento con l'udito, che sento come situazione di cooperazione emotiva tra le parti. 

A febbraio ero già stata a NY per decidere definitivamente i musicisti e scegliere lo studio di registrazione. Grazie al visto per capacità straordinarie potevo lavorare negli USA, e investire denaro. 

Il giorno prima di partire avevo fatto una lunga passeggiata sotto i portici di Prè, a Genova, per respirarmi gli odori, l'aria di mare e starmene un po' nei caruggi che avevo vissuto e frequentato moltissimo fin da ragazza, a discapito del mio ambiente di provenienza alto borghese che, a quei tempi, anni '70, demonizzava un po' certe parti del centro storico genovese. Una signora di Albaro o Castelletto non si sarebbe sognata mai di avventurarcisi.

Cercavo un cappellino alla marinara, bianco. Avevo in mente Fred Astaire e un suo musical. Entrai in un negozio di divise militari e la signora mi disse:  "Sì! Lei vuole l' 'americanino'! " Lo presi come un buon presagio! Stavo andando nel Nuovo Continente a raccontare un pezzo di storia di Genova e mi sentivo anche una certa responsabilità addosso, mischiata al non vedere l'ora di essere là e di vivermi quell' avventura!

 

Arrivai a Manhattan venerdì 15 Maggio 2009, nel primo pomeriggio. Stavo sulla Broadway e dietro l' angolo c' erano gli studi del David Letterman Show. A pochi passi avevo il Madison Square Garden. Ero a 'Midtown', zona comodissima. Avevo perfino vicino un piccolo negozio di Deepak Chopra dove potevo andare a meditare gratuitamente quando volevo. C'era una laundry (lavanderia) per lavarmi e asciugarmi i vestiti a due passi, e un grande store con tutti i beni di conforto, con banconi pieni di frutta fresca di ogni tipo. Ero arrivata apposta di venerdì per darmi il tempo, nel week end, di assorbire il jet lag e organizzarmi, dato che il lunedì successivo iniziavo a lavorare. Presi subito il ritmo, ogni mattina, di fare il giro dell' isolato per sgranchirmi le gambe e comprare la mia macedonia di frutta, lo sprint energetico per affrontare la giornata. Il pianista abitava al Village. Provammo il 18, il 19 e il 20, per non più di 8/9 ore. Terminati gli arrangiamenti, ci incontrammo poi col bassista e il batterista in una bellissima sala prove e in 2 ore mettemmo su 10 songs, con anche la fotografa che scattava. Due ore per 10 pezzi mai uditi prima, leggendo lo spartito. Fu una delle prime cose che imparai  subito a New York: i musicisti non parlano, suonano. 

Poi il 28 e il 29 Maggio ci ritrovammo a Brooklyn per registrare, in uno studio dove avevano registrato noti cantanti ed orchestre jazz.  Era specializzato nel genere. 

Io mi sentivo molto preparata. Ricordo che, entrata nella cabina di registrazione per la voce, con le cuffie addosso, mentre sceglievo il tipo di microfono, qualcuno mi disse qualcosa che mi fece sorridere. E quello fu uno degli attimi di più alta felicità 'mondana' che io abbia mai vissuto. Ero pronta, avevo fatto in modo di stare bene fisicamente, mi ero organizzata tutto alla perfezione per non avere sorprese e stress dell' ultimo minuto. Ero al mio posto, pronta per cantare e realizzare questo sogno!

Lascio alle note di presentazione che all' epoca scrissi - nel booklet del CD intitolato 'Jazzin' Genova' - per descrivere che cosa abbiamo fatto. Non troverei parole migliori. 

E dopo riporto le note di presentazione di un noto critico di jazz che mi affiancò in questo lavoro e di Gianfranco Reverberi, produttore di Luigi Tenco e fine compositore.

 
'E’ un onore aver potuto offrire il mio lavoro come cantante e produttrice per creare questo CD che - grazie alla sponsorship della Regione Liguria e del suo Assessorato al Turismo - celebra e offre a un nuovo pubblico, quello americano, la canzone d’autore genovese: la poesia in musica di  Fabrizio De André - che ci lasciò proprio 10 anni fa - e la produzione artistica di Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Ivano Fossati. L’amicizia che li legava sin da ragazzi li stimolava culturalmente e li nutriva umanamente. Ognuno di loro seppe creare la propria poetica e stile espressivo, agendo in modo autonomo, ma tutti assieme produssero un cambiamento così radicale nel modo di scrivere canzoni in Italia che oggi parliamo di una “Scuola Genovese”. Né maestri, né allievi, eppure quel gruppo di amici (con altri compagni di viaggio: i musicisti e compositori Gianfranco e Gian Piero Reverberi, l’autore di testi Giorgio Calabrese e il discografico milanese Nanni Ricordi) diede vita alla nascita della “canzone d’autore” in Italia e alla sua prima, importante produzione discografica. 
Sono nata a Genova, nel quartiere della Foce, Via Rimassa  47. Come si dice a NY, a 1 blocco dalla “Piazzetta” dove, più di un lustro prima, si incontravano negli anni ’50 i fratelli Reverberi, Tenco, Lauzi, Paoli, Bindi. Alla Foce frequentavano il bar Igea e andavano a vedere i films americani ed i musicals al cinema Aurora, ricostruendone trama, musiche e parole sulle panchine di quella piccola piazza. Le loro canzoni mi hanno svezzato, avendo 3 fratelli ben più grandi di me che le suonavano, col giradischi. De André arrivò in casa nel 1960, con “La ballata del Michè” e Fossati più tardi, col 45 giri di “Jesahel”. Nella mia sensibilità di bimba, queste canzoni mi sembravano diverse: mi fermavo ad ascoltare le parole e, anche se non capivo tutto, provavo tristezza e confusione. Mi frugavano dentro il pancino e capivo che stavo ascoltando qualcosa di importante. Sono canzoni, nate anche da una voglia di rinnovamento culturale, lontane dalla tradizione italiana del bel canto e dalle rime obbligate: “amore” e “cuore”. Parlano di uomini e donne “umani” e non idealizzati come nelle canzoni melodiche dell’epoca, soprattutto quelle del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, dove nel ’67 Luigi Tenco, quasi ventinovenne, si tolse la vita. Parlano di fatti di vita vissuta, di sentimenti anche contrastanti. <Mi sono innamorato di te / perché non avevo niente da fare>…non più amori rassicuranti, eterei, ma <cieli in una stanza> visti, per amore, sul soffitto di un bordello dei vicoli di Genova; la “poesia del quotidiano” che celebra e comprende anche i nostri “limiti”, restituendoci un ritratto reale di noi stessi. E’ quindi col desiderio di esprimere questa profondità e consistenza che sono arrivata a New York, portando con me solo gli spartiti delle canzoni: le note su un pezzo di carta. Ho cercato musicisti jazz ignari delle versioni originali per ritrovare e ricreare l’idea all’osso:  suonarla dalla partitura e poterla così riproporre senza condizionamenti con Mr Malinverni, Mr Okegwo e Mr Drummond, elegante e profondamente sensibile jazz trio americano.'
Mariangela Bettanini
 
 
'La gente di mare si riconosce subito: ha il senso dell’avventura. I confini sono indefiniti, l’orizzonte lontano ma sempre perseguibile. C’è qualcosa lì in fondo da scoprire. Essendo un nativo di città marina anch’io, un migliaio di chilometri più giù di Genova, conosco l’essenza di questo spirito acquoso e malfermo, inquieto. E quando Mariangela è arrivata qualche anno fa qui a New York ne ho riconosciuto a fiuto l’appartenenza a quel simile lignaggio. Mi è apparsa come una nuvola sinuosa carica di pioggia fertile e di promesse segrete. Di più: dai suoi capelli leonini e da altro ho colto subito la consistenza della sua voce e della sua arte ancor prima di ascoltarla. E difatti non ne sono rimasto deluso: Mariangela canta come una donna del mare che ha conosciuto tante finezze e infinite rudezze. Ha vissuto e ha imparato. Ha lavorato sulla sua voce come i cesellatori di un tempo facevano. Ha assorbito l’essenza del jazz come un porifero proteiforme e l’ha trasfusa nel suo animo con prodigi d’antica alchimia. In questo, se non in altro, riconosco di esserle stato d’aiuto. L’idea di questo progetto non è nata a Genova e neanche a New York, ma comunque accanto al mare, in un’estate lontana e calda. Di Genova ne porta certamente la trama, il seme poetico, e di New York l’ordito, il battito swingante. Tanti autori sono riusciti a cantare l’anima di Genova, ma nessuno mai ha avuto l’ardire di fonderla con quella di New York, città di mare – se non proprio marina – anch’essa. Mariangela c’è riuscita assieme a tre straordinari musicisti come quelli che ascolterete in questo disco, i quali – miracolo della musa Euterpe -  non conoscevano di certo questi brani eppure li hanno saputi rendere con straordinaria sensibilità. E poi su tutto quella voce! Sabbiosa e acquosa, ruvida e arrendevole come non mai. Gli Americani, che di Genova forse conoscono solo Cristoforo Colombo e il pesto, ne saranno sorpresi, abbacinati forse; gli Italiani che tante altre volte hanno ascoltato dagli stessi autori queste canzoni, ne saranno – spero – sbalorditi. Io, che a Genova – confesso amaramente – non sono stato mai, la vivo ora più da vicino. L’immagino languida e distesa, pronta ad accogliere i frutti del suo stesso essere multiforme e generosa, ché delle sue figlie la Bettanini ne riflette infine il cuore ultimo di femmina.'
Enzo Capua
 
 
 
 
Genova, importante porto di mare! 
Non è un caso che da sempre musicisti all’avanguardia siano di Genova: infatti già durante la guerra, quando era proibito ascoltare la musica Americana, i marinai portavano dai loro viaggi “di contrabbando” dischi di musica Jazz.
Da ragazzi noi ascoltavamo solo questa musica e leggevamo poeti francesi, da questo connubio sono nati i cantautori.
Io Gianfranco Reverberi, l’unico allora intenzionato a diventare musicista, sono stato il primo ad approdare a Milano. Stava nascendo la “Dischi Ricordi” della quale ho fatto parte e con lo spirito dei pionieri, quasi per gioco, abbiamo intrapreso quest’avventura. Si cercavano talenti e ad uno ad uno ho finito per coinvolgere tutti i vecchi amici.
Non ci preoccupavamo di fare la musica che andava di moda, Bruno Lauzi diceva: non esiste la musica “moderna”, esiste la musica “eterna” e noi facevamo la nostra musica, senza aspettarci grandi cose. Ma era “la nostra musica”. 
A distanza di tempo è bello scoprire che questi brani non sono tramontati, sono ancora eseguiti e da grandi interpreti, come in questo caso. 
Gianfranco Reverberi
 
Puoi trovare  QUI  altre notizie, video e amenità del JAZZIN' GENOVA e ascoltare  QUI la playlist del concerto LIVE  at The KItano
 
 
 
'L’unico modo di amare la vita 
È creare ancora più vita
È rendere la vita più bella,
più ricca, più gioiosa.
Non lasciare questa terra
finché non l’hai resa un po’ più bella
di come l’hai trovata
Quando sei nato.
Questa è l’unica religione che conosco.'
OSHO
 
 
 
PRAYAN   'TI LASCIO UNA CANZONE' NEL VIDEO A FIANCO
 
 
 

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