Journey, In viaggio col dolore




31. IN VIAGGIO COL DOLORE. New York, Jazzin' Genova.

Tornata dall' Australia, avevo molto da fare e non moltissimo tempo, ma mi sentivo pronta! Non era la prima volta che producevo completamente un CD dall' idea alla materializzazione concreta. Di solito mi chiedo che tipo di suono voglio e quali musicisti e arrangiamenti potrebbero crearlo. Faccio ricerche storiche specifiche sull'argomento, studio le canzoni e inizio a chiedermi che tipo di  approccio ho verso quel materiale sonoro.
A volte la risposta arriva spontaneamente; a volte, devo cantare molto tutte le canzoni oppure aspettare un'intuizione.
 
Poi bisogna occuparsi di tutte le cose pratiche, di solito gestite dal produttore esecutivo,  tipo tabelle di marcia, tempistiche, preventivi, tutte cose che ho scoperto saper fare con piacere e senza sforzo, nonostante il mio temperamento umorale ed artistico. Risco ad attivare una visione globale e anche parziale che tiene conto  delle necessità di ogni collaboratore; che riesce a coordinare le tante svariate situazioni: arrangiamenti, prove,  studio di registrazione, che fonico c'è? E poi chi farà il mix e chi il master? E per le fotgrafie? E la grafica?
Per creare quel piccolo oggetto grande poco più del palmo di una mano, un CD, c'è una valanga di lavoro, impegno e dedizione.
 
A febbraio ero già stata a NY per decidere definitivamente i musicisti e scegliere lo studio di registrazione. Grazie al visto per capacità straordinarie potevo lavorare negli USA, e investire denaro. 
Il giorno prima di partire avevo fatto una lunga passeggiata sotto i portici di Prè, a Genova, per respirarmi gli odori, l'aria di mare e starmene un po' nei caruggi che avevo vissuto e frequentato moltissimo fin da ragazza. 
Cercavo un cappellino alla marinara, bianco. Avevo in mente Fred Astaire e un suo musical. Entrai in un negozio di divise militari e la signora mi disse:  "Sì! Lei vuole un 'americanino'! " Lo presi come un buon presagio! Stavo andando nel Nuovo Continente a raccontare un pezzo di storia di Genova e mi sentivo anche una certa responsabilità addosso, mischiata al non vedere l'ora di essere là e di vivermi quell' avventura!
 
Arrivai a Manhattan venerdì 15 Maggio 2009, nel primo pomeriggio. Stavo sulla Broadway e dietro l' angolo c' erano gli studi del David Letterman Show. A pochi passi avevo il Madison Square Garden. Ero a 'Midtown', zona comodissima. Avevo perfino vicino un piccolo negozio di Deepak Chopra dove potevo andare a meditare gratuitamente quando volevo. C'era una 'laundry' (lavanderia) per lavarmi e asciugarmi i vestiti a due passi, e un grande 'store' con tutti i beni di conforto, con banconi pieni di frutta fresca di ogni tipo. Ero arrivata apposta di venerdì per darmi il tempo, nel week end, di assorbire il jet lag e organizzarmi, dato che il lunedì successivo iniziavo le prove col pianista. Presi subito il ritmo, ogni mattina, di fare il giro dell' isolato per sgranchirmi le gambe e comprare la mia macedonia di frutta, lo sprint energetico per affrontare la giornata. Il pianista abitava al Village. Provammo il 18, il 19 e il 20, per non più di 8/9 ore in tutto. Terminati gli arrangiamenti, ci incontrammo poi col bassista e il batterista in una bellissima sala prove con anche la fotografa che scattava.  
Poi il 28 e il 29 Maggio ci ritrovammo a Brooklyn per registrare, in uno studio dove avevano registrato noti cantanti ed orchestre jazz. 
Il pianoforte, un grancoda Steinway, era il preferito di un grandissimo direttore d'orchestra e di una pop star planetaria! 
Io mi sentivo molto preparata. Ricordo che, entrata nella cabina di registrazione per la voce, con le cuffie addosso, mentre sceglievo il tipo di microfono, qualcuno mi disse qualcosa che mi fece sorridere. E quello fu uno degli attimi di più alta felicità 'mondana' che io abbia mai vissuto. Ero pronta, avevo fatto in modo di stare bene fisicamente, mi ero organizzata tutto alla perfezione per non avere sorprese e stress dell' ultimo minuto. Ero al mio posto, pronta per cantare e realizzare quel sogno!
 
 
 
 
'La gente di mare si riconosce subito: ha il senso dell’avventura. I confini sono indefiniti, l’orizzonte lontano ma sempre perseguibile. C’è qualcosa lì in fondo da scoprire. Essendo un nativo di città marina anch’io, un migliaio di chilometri più giù di Genova, conosco l’essenza di questo spirito acquoso e malfermo, inquieto. E quando Mariangela è arrivata qualche anno fa qui a New York ne ho riconosciuto a fiuto l’appartenenza a quel simile lignaggio. Mi è apparsa come una nuvola sinuosa carica di pioggia fertile e di promesse segrete. Di più: dai suoi capelli leonini e da altro ho colto subito la consistenza della sua voce e della sua arte ancor prima di ascoltarla. E difatti non ne sono rimasto deluso: Mariangela canta come una donna del mare che ha conosciuto tante finezze e infinite rudezze. Ha vissuto e ha imparato. Ha lavorato sulla sua voce come i cesellatori di un tempo facevano. Ha assorbito l’essenza del jazz come un porifero proteiforme e l’ha trasfusa nel suo animo con prodigi d’antica alchimia. In questo, se non in altro, riconosco di esserle stato d’aiuto. L’idea di questo progetto non è nata a Genova e neanche a New York, ma comunque accanto al mare, in un’estate lontana e calda. Di Genova ne porta certamente la trama, il seme poetico, e di New York l’ordito, il battito swingante. Tanti autori sono riusciti a cantare l’anima di Genova, ma nessuno mai ha avuto l’ardire di fonderla con quella di New York, città di mare – se non proprio marina – anch’essa. Mariangela c’è riuscita assieme a tre straordinari musicisti come quelli che ascolterete in questo disco, i quali – miracolo della musa Euterpe -  non conoscevano di certo questi brani eppure li hanno saputi rendere con straordinaria sensibilità. E poi su tutto quella voce! Sabbiosa e acquosa, ruvida e arrendevole come non mai. Gli Americani, che di Genova forse conoscono solo Cristoforo Colombo e il pesto, ne saranno sorpresi, abbacinati forse; gli Italiani che tante altre volte hanno ascoltato dagli stessi autori queste canzoni, ne saranno – spero – sbalorditi. Io, che a Genova – confesso amaramente – non sono stato mai, la vivo ora più da vicino. L’immagino languida e distesa, pronta ad accogliere i frutti del suo stesso essere multiforme e generosa, ché delle sue figlie la Bettanini ne riflette infine il cuore ultimo di femmina.'
Enzo Capua-critico di jazz, producer. 
 
 
 
 
Genova, importante porto di mare! 
Non è un caso che da sempre musicisti all’avanguardia siano di Genova: infatti già durante la guerra, quando era proibito ascoltare la musica Americana, i marinai portavano dai loro viaggi “di contrabbando” dischi di musica Jazz.
Da ragazzi noi ascoltavamo solo questa musica e leggevamo poeti francesi, da questo connubio sono nati i cantautori.
Io Gianfranco Reverberi, l’unico allora intenzionato a diventare musicista, sono stato il primo ad approdare a Milano. Stava nascendo la “Dischi Ricordi” della quale ho fatto parte e con lo spirito dei pionieri, quasi per gioco, abbiamo intrapreso quest’avventura. Si cercavano talenti e ad uno ad uno ho finito per coinvolgere tutti i vecchi amici.
Non ci preoccupavamo di fare la musica che andava di moda, Bruno Lauzi diceva: non esiste la musica “moderna”, esiste la musica “eterna” e noi facevamo la nostra musica, senza aspettarci grandi cose. Ma era “la nostra musica”. 
A distanza di tempo è bello scoprire che questi brani non sono tramontati, sono ancora eseguiti e da grandi interpreti, come in questo caso. 
Gianfranco Reverberi - produttore e compositore della Scuola Genovese.
 
 
 
Puoi trovare  QUI  altre notizie, video e amenità del JAZZIN' GENOVA e ascoltare  QUI la playlist del concerto LIVE  at The Kitano
 
 
 
 
PRAYAN   'TI LASCIO UNA CANZONE' NEL VIDEO A FIANCO
 
Finito il tempo di cantare insieme
Si chiude qui la pagina in comune 
il mondo si è fermato io ora scendo qui
prosegui tu, ma non ti mando solo…
 
Ti lascio una canzone per coprirti se avrai freddo
ti lascio una canzone da mangiare se avrai fame
ti lascio una canzone da bere se avrai sete
ti lascio una canzone da cantare…
una canzone che tu potrai cantare a chi…
a chi tu amerai dopo di me
a chi tu amerai dopo di me
 
Ti lascio una canzone da indossare sopra il cuore
ti lascio una canzone da sognare quando hai sonno
ti lascio una canzone per farti compagnia
ti lascio una canzone da cantare…
una canzone che tu potrai cantare a chi…
a chi tu amerai dopo di me…
a chi non amerai senza di me…
Gino Paoli
 
 
 
 
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