Journey, In viaggio col dolore




30. IN VIAGGIO COL DOLORE. Byron Bay, Australia.

Dopo l'assistenza e dopo un altro gruppo fatto con lo staff del Path of Love, mi presi un po' di vacanza. Dalle mie emails scritte, emerge spesso l' attenzione a non fare 'sforzi'. Lo sforzo è tipico dell' ego, e io ne ho fatti tanti nella mia vita, come tutti noi.
Da bambina, per trovare un' identità in mezzo a tutti 'quei grandi', fratelli e genitori. Annaspavo  bambina in mezzo a degli adulti più intelligenti, preparati, educati, esperti affinchè si accorgessero di me. Da ragazzina dovetti fare il liceo classico, quando era stato sempre evidente, fin dai 4 anni, che ero molto portata per il disegno e dai 6 anni in poi per la ginnastica artistica e in seguito per la danza classica.  Ero sempre la più brava a scuola e nei corsi privati che frequentavo.  
Col tempo, continuando a sforzarmi nel fare cose per le quali ero solo che relativamente portata, divenne un' abitudine per me 'tradirmi' e credere di non avere molto valore, dimenticando i miei talenti e capacità. Mi sentivo come 'Calimero brutto piccolo e nero,' come l' 'ultima ruota del carro'. E questa percezione di me continua anche oggi, nonostante gli applausi e i complimenti della gente per il mio modo di cantare. Infatti, dai 24 ai 28 anni dissi una riga di 'no' clamorosi a dei 'treni' che passavano, contratti discografici, produzioni con artisti pop strafamosi e bravi, opportunità che mi avrebbero fatta decollare come cantante pop italiana. Ma all' epoca, era più facile per me essere 'underground', ribelle, bere dalle 19 in poi, essere innamorata di un chitarrista di poco talento ma che sbrigava tutte le cose che io non sapevo fare. In questo stile di vita ribelle, underground, un po' al limite, mi sentivo speciale.
 
 
Ma, tornando all' Australia, cercare di non fare sforzi interrompeva quella catena di annaspamenti di tutta una vita, e svelava vulnerabilità inaspettate, e anche parti di me sconosciute. Imparavo a riconoscermi qualità come la passione, il coraggio e la forza. Ognuno di noi arriva nel mondo munito di splendide qualità. La nostra anima risplende come un diamante che ci rende unici col nostro cocktail di qualità essenziali. Uno dei passaggi della ricerca interiore è quello di scoprire questi doni, di riconoscerli e dar loro il giusto valore. Poi trasmetterli nel mondo, attraverso il nostro operato, arte, azioni. Il più delle volte sono qualità inconsce, mentre quelle dell' ego sono consce, ma non c'è bisogno di essere dei 'santi' o degli illuminati per riconoscere la nostra unicità essenziale. 
Assieme al 'non-sforzo',  iniziai a dare più spazio alla mia parte femminile, cosa che funzionò, perchè a un certo punto avevo un certo numero di corteggiatori. Ero abbronzata, mangiavo sanissimo e andavo da un bravo dottore chiropratico di NSA che stava a un blocco di distanza da dove vivevo io! E mi volevo bene in un modo nuovo.
 
 
La vita era veramente una pacchia! Bikini con pareo e 'flip flop' più un bellissimo cappello di paglia da cow boy: questa era la mia divisa a Byron Bay, la piccola cittadina australiana dove vivevo, presso il Cap Byron, sull' Oceano, sacra agli aborigeni che ci seppellivano i morti e l' avevano soprannominata con un nome che, tradotto, vuol dire 'Meeting Place', 'Punto d' incontro'.
Per me era il Paradiso in Terra, anche perchè gli 'Ausie' mangiano gluten-free regolarmente. A Byron Bay la maggior parte degli abitanti pratica meditazione, yoga, e vive lì una nutrita comunità di Osho e del Path of Love.
 
 
Di questo periodo ho ricordi che porto indelebili nella mia memoria e nel mio cuore, assieme a tante persone, uomini soprattutto! Belli, belli, belli. Mel Gibson lì è una bellezza abbastanza 'normale'. Gli australiani che incontravo io, un po' hippies, 'biologici' ecc ecc.... erano sani. Camminavano 'in grounding' (radicati) naturalmente, ben piazzati per terra. Gli unici ad indossare bene i bermuda, perchè hanno tutti, tutti davvero! i polpacci abbronzati. Moltissimi camminavano scalzi per strada, uscendo da dei furgoni anni '70 che non capivi come potessero ancora mettersi in moto e circolare. E soprattutto hanno questi sguardi selvatici, un po' scorpionici, persi nell' infinito e che mi lasciavano senza parole. E' la  Malehood, Mascolinità che si trova per esempio  nella squadra di rugby Neozelandese degli 'All Blacks', quando, prima di ogni partita, fanno il rituale della danza Maori Haka. Wow!!! Non così esasperata, ma sentivo quel tipo di mascolinità primordiale che, diciamocelo, è andata un po' perduta, come del resto una certa femminilità.
Questo tipo di uomo mi faceva pensare: 'Finalmente è lui a occuparsene così io mi rilasso e faccio la principessa'. 
In quel periodo sentivo emergere anche la mia parte selvatica, incontaminata e libera mescolarsi a un femminile vulnerabile, dolce, fragile e anche regale come da sempre mi dicono sia il mio modo di incedere. Insomma, quanto stavo bene!!!
 
 
Per farsi un' idea dell' atmosfera particolare di Byron Bay, della sua storia, la sua musica, la sua natura, il suo relax, Clicca QUI
 
Qui di seguito, un' email scritta in quei giorni.
 
25.03. 2009
'Stasera sono uscita come sempre verso le 7 per fare un po' di foto. Ero indecisa e poi mi sono diretta verso il mare,  dove vado di solito. Arrivavo da est, e lì il cielo era blu scuro col faro di Cap Byron in lontananza. Avvicinandomi all'oceano, verso ovest, improvvisamente mi è apparso uno spettacolo magnifico. La luce era rosa e le montagne si intravedevano appena, color  grigio perla, tra la foschia. 
In lontananza arrivava un suono indistinto di percussioni e, man  mano che mi avvicinavo, potevo vedere sempre più ad ovest il paesaggio diventare contrastatissimo:  le montagne da grigie diventavano nere e il cielo da rosato a sempre più rosso,  mentre il suono dei  tamburi si avvicinava. 
Mi ritrovai su una terrazza naturale a picco sul mare dove suonavano cinque percussionisti. Seduta lì, con un bel tamburo proprio dietro la schiena, mi sono fatta trasportare da quel suono così potente, mentre ammiravo quello scenario magico. Una bambina bellissima, magra magra e coi capelli lunghi e biondi danzava in riva al mare, giù sotto la scogliera, come una sciamana  con le gambe piegate e i piedi conficcati nella terra. Quel movimento così radicato contrastava con l'eleganza e la finezza del suo corpo e della sua tenera età. In lontanza l'oceano era imponente. Il suo rumore si mescolava ai tamburi, e le sue onde sollevavano ondate di emozioni nella mia pancia. 
Una voce dentro mi diceva:" Io voglio questo," mentre guardavo il rosso diventare scuro. Ad est il contrasto era indicibile. Era già notte e il faro , punta più orientale dell'Australia, trafiggeva il mio sguardo, lasciandomi senza pensieri, parole, a guardare quell'oscurità inaspettata, mentre a ovest il giorno era ancora presente in tutta la sua gloriosa presenza. Avevo chiesto un segno, mentre  mi incamminavo da casa mia verso il mare...
 
Vi abbraccio, ricordando il rumore delle onde morbide e dolci del mare di Boccadasse. Ma questa è un'altra storia da  raccontare.
 
Prayan 
 
 
 
'Proverai l' esperienza più significativa, diventerai estatico se potrai sentire che l'intera esistenza ha bisogno di te, che si sentirà la mancanza di te, che,  se tu non fossi qui, ci sarebbe un vuoto, mancherai. Tu non sei non necessario, tu non sei superfluo, tu hai  un valore straordinario.
Quindi, ama te stess@. C'è bisogno di te come degli alberi, dei fiori, degli uccelli, del sole, della luna, delle stelle. Tu devi stare qui e hai il diritto di essere così come sei.'
OSHO
 
 
 
 
GARRET KATO  'TAKE IT SLOWLY'  NEL VIDEO A FIANCO 
 
 
So we can take it slowly
Through the nights I'm growing in life
You can be my always, one and always and we can be just fine
Just fine.
Garret Kato
 
Allora possiamo andarci piano
Durante la notte cresco nella mia vita
Tu puoi essere il mio per sempre, unico e per sempre, e potremmo essere semplicemente felici.
Semplicemente felici.
Garret Kato

 

HAI UN AMIC@ CHE VIAGGIA NEL DOLORE? CONDIVIDI USANDO I PULSANTI SOTTOSTANTI, QUI!