Journey, In viaggio col dolore



06.03.2019
23. IN VIAGGIO COL DOLORE. Emotionally, Jazz!

In quel periodo della mia ricerca interiore scoprii che non avevo un rapporto rilassato con le mie emozioni: le controllavo o le soffocavo nel nascere, sentendole non idonee o 'pericolose'. Osho mi rivelò questo importante passaggio della conoscenza di sè. Grazie alle sue 'meditazioni attive' potevo esprimere dolore, frustrazione, rabbia in un ambiente protetto. Essere consapevole dei miei feelings mi permetteva di sentirli, esprimerli e lasciare che venissero integrati dal contenimento più grande e vasto che è quello della meditazione e della consapevolezza. Portare le emozioni dalla propria ombra inconscia alla luce della coscienza permette all' individuo di riconoscerle, di prendersene la responsabilità e quindi, per esempio, di non vomitarle addosso al suo prossimo.
Essendo una persona altamente emotiva, mi si aprì un vaso di Pandora...Questo è uno di quei lavori che, una volta iniziato, intuii, come ricercatrice spirituale, che sarebbe stato il lavoro di una vita intera. L'importante è iniziare e continuare con fiducia verso se stessi e verso il tipo di pratica. La consapevolezza porta presenza e accettazione, comprensione.
 
Da quando, fresca di Sannyas, avevo registrato il CD ‘The Fragrance’ non mi percepivo più come una cantante di cover soltanto, ma avevo iniziato a maturare un più chiaro percorso interiore da sperimentare ed esprimere a livello artistico.
 
In seguito, grazie al VOICING© avevo imparato a celebrare con la voce alcune qualità della mia anima e a sentire ed esporre nel canto ciò che sentivo.
 
Il passaggio successivo fu quello di voler esprimere le mie emozioni in un contesto artistico. Scelsi il jazz. Non c’è genere musicale più adatto, perché il jazz è improvvisazione ed è suonare nel ‘qui e ora’, senza troppi spartiti e parti obbligate. Hai un ‘canovaccio’, una griglia di accordi e una melodia con un testo, cioè una canzone, ma mentre canti, attorno a te succedono delle cose musicalmente estemporanee. Se impari a cantare ed ascoltare ciò che accade attorno a te musicalmente, inizi a dialogare e a compenetrare il tuo canto con gli altri musicisti e parti musicali. Si chiama ‘interplay’.
 
Il mio tardivo debutto nel mondo del jazz, a 45 anni, inizialmente doveva intitolarsi ‘Here & Now’, poi ‘Intensity’…. Ma poi lo intitolai Emotionally, Mariangela Bettanini.
Trattandosi di emozioni, scelsi di usare questo avverbio 'emozionalmente' che ben esprimeva il mio stato d'animo. Registrare un CD con tre grandi nomi del jazz italiano (e non solo) era un onore, e un’occasione. Provavo gratitudine per questo loro gesto di fiducia ed ero emozionatissima! 
 
Col senno di poi, fu un esordio precoce. Avrei dovuto darmi più tempo per studiare e per assimilare. Non ci si improvvisa cantanti di jazz, anche se si canta da 30 anni…Fu giudicato piuttosto bene dalla critica specializzata, ma io sentivo che avevo ancora delle cose importanti da mettere a posto. E non ero nella modalità del 'non abbastanza'. Erano cose reali come la pronuncia sia dell' inglese e sia del mio fraseggio jazzistico. Lo swing non era perfetto, essendo imperfetto anche il modo di accentuare le parole. E poi non avevo sviscerato il mio mondo interiore come desideravo ed ero schiava di certi pattern musicali che suonavano ridondanti in quel contesto musicale. In seguito compresi che più 'semplice cantavo', più usciva la mia unicità, la mia 'cifra'. A quell' epoca ero preoccupata di sentirmi brava e: 'Come sei brava!' mi dicevano le persone....Ma in cuor mio, non mi bastava e dopo anni imparai il perchè. 
 
 
Comunque, quel primo CD fu un biglietto da visita che a Manhattan mi aprì automaticamente qualche bella porta. Dai commenti che ricevevo, colpiva soprattutto il suono della mia voce. Dagli anni di studio in Francia, il suono della mia voce era stata la cosa più importante, anche dal punto di vista tecnico. In seguito, grazie alla pratica del VOICING©, erano emerse alla coscienza molte parti animiche di me che anche nella voce trovavano risonanza. 
 
Ben migliore fu la registrazione dello stesso progetto però dal vivo, un anno e mezzo dopo. Nel frattempo ero stata a New York per una vacanza-studio di 2 mesi e mezzo in cui mi ero data parecchio da fare! Completamente in sintonia con la straordinaria energia della città, finalmente trovavo il mio habitat ideale per esprimerla. Ascoltavo a volte anche 2 concerti a sera, volevo imparare e volevo seguire le mie inclinazioni e gusti musicali. Comprai un sacco di dischi, incontrai persone che mi diedero consigli, stimoli…Fatto workshop e corsi con noti cantanti del settore.
 
Si sa, New York ti fa crescere in fretta come artista e ti fa riconoscere la tua unicità! 
 
 
'Hic et nunc'
Orazio
 
 
PRAYAN 'LET'S FACE THE MUSIC AND DANCE' NEL VIDEO A FIANCO
 
 
'There may be trouble ahead
But while there's music and moonlight
And love and romance
Let's face the music and dance
 
Before the fiddlers have fled
Before they ask us to pay the bill
And while we still have the chance
Let's face the music and dance'
Irving Berlin

 

 

Foto di Walter Baccon

 

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