Journey, In viaggio col dolore



09.01.2019
15. IN VIAGGIO COL DOLORE. Genova, The Soul

Ricordo con affetto questo periodo genovese, anche se allora mi sembrò molto faticoso. Con affetto per la straordinaria intensità di quell’ anno, il 1999. 
 
Ritornare a casa dei miei genitori mi faceva piacere perché potevo stare vicino a mia mamma e a mio papà, malato terminale, ma metteva a dura prova, a volte, il mio senso di libertà e il mio essere una donna matura di 39 anni, sicuramente 'di mondo' e con una certa esperienza. 
Col senno di poi, avrei dovuto andare a vivere da sola per la mia salute emotiva, perchè quella fu una 'full immersion' nei condizionamenti primari della mia infanzia. Individuare le fonti di stress e trovare la soluzione per eliminarle è la 'conditio sine qua non' per realizzare la propria guarigione. A quell' epoca non ero consapevole e non avevo fatto ancora un lavoro sulla mia bambina interiore, per cui ripiombai nel vecchio film di insicurezze, di sentirmi inadeguata, non capita e soprattutto non valorizzata.
Nonostante questo, decisi di rimanere. Due dei miei tre fratelli si occupavano molto di mio papà che necessitava di essere accompagnato spesso per cure, analisi, chemioterapia. L'altro fratello viveva a Roma e lo vedevo quando poteva. Con lui è sempre stato facile, forse perchè, dei quattro, sia lui sia io abbiamo scelto strade non prevedibili, o forse semplicemente per quella magica alchimia che si crea tra le persone, un affettuoso comprendersi al volo e accettarsi a oltranza che fa la differenza. Comunque, nonostante gli stili di vita molto diversi, tutti e quattro ci ritrovammo, legati dalla preoccupazione per papà e mamma, e anche coinvolti in una sorta di ri-scoperta gli uni degli altri.
 
Se da una parte soffrivo per le mie insicurezze e per la salute dei miei genitori, dall' altra invece ritrovai le mie amicizie di un tempo e ripresi a cantare! Con Enrico Pinna, un bravissimo chitarrista, creammo il duo ‘The Soul’ che visse per un certo numero di anni. L' idea era quella di proporre delle songs che nessuno avrebbe mai osato fare per voce e chitarra. Il repertorio era 'soul'. Enrico era straordinario, come creatività, tecnica chitarristica e simpatia. Per me fu una sfida divertente poter lavorare sulla mia presenza vocale e la mia musicalità. L' affiatamento era tale che, mentre cantavamo e suonavamo in concerto, sapevamo già quale canzone ci sarebbe piaciuto suonare successivamente, senza dircelo...E poi ci facevamo un mucchio di risate! 
 
Col senno di poi, fare la cosa per me più naturale e semplice al mondo cioè cantare e dedicarmi a quel progetto musicale con passione furono terapeutici. Potermi esprimere in quel periodo così emotivamente difficile faceva la differenza. Trasformare le proprie emozioni in un qualcosa di creativo è parte integrante della cura. Gli applausi e l'affetto del pubblico, compresa un' adeguata retribuzione finanziaria, mi aiutarono a tenere alta la mia autostima, a ricordarmi della donna autonoma e di mondo che ero diventata.
Enrico mi portò a cantare in un locale che mi è rimasto nel cuore: la Taverna del Falco della famiglia Galbiati dove all' epoca offrivano dell' ottimo jazz, una buona selezione di vini, le mitiche focaccette sfornate dal forno a legna, carni alla brace, l' insalata russa della mamma e tanta tanta simpatia. 
Anche le nuove cure funzionavano. L'omeopatia associata alla dieta mi diede immediatamente moltissima energia.
Gli effetti dell’ agopuntura si fecero sentire gradualmente, ma pian piano il dolore spariva e le articolazioni miglioravano. 
 
 
'Ho solo tre cose da insegnare: semplicità, pazienza, compassione. Questi sono i tre tuoi più grandi tesori. Semplicemente nelle azioni e nei pensieri, tu ritorni alla fonte dell’essere. Paziente sia con gli amici sia con i nemici, tu ti concili con il senso delle cose. Compassionevole verso te stesso, riconcili tutti gli esseri del mondo.'
Lao Tzu
 
 
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'When you're moving in the positive
Your destination is the brightest star.'
Stevie Wonder
 

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