Journey, In viaggio col dolore




42. IN VIAGGIO COL DOLORE. Rumi a Manteyer, Alta Provenza.

Era da tempo che accarezzavo l' idea di mettere in musica alcune poesie di Rumi, il poeta Sufi dell' Amore. Avevo iniziato con 'Come' la cui musica mi era letteralmente 'arrivata' in un pomeriggio dopo il Campo Sufi-Zen in Kirghizistan.
Avevo continuato a Genova, nonostante gli spostamenti tra Konya e la Toscana e avevo, nel tempo, fatto una scrematura con una prima ampia scelta delle poesie che desideravo musicare.
 
A Torino avevo molto tempo, avevo già fatto il passaggio dal jazz alla musica mistica, abbandonando varii orpelli vocali e stampelle canore egoiche, e avevo un pianoforte. 
A gennaio del 2014 iniziai. Fare il progetto fu facile. Le produzioni dei miei precedenti CD mi servirono per programmare tutto. Voce e pianoforte, e solo qualche 'spruzzata' di percussione dove veramente necessario. 
Iniziai a registrarmi in pre-produzione e ad ascoltarmi. Il processo creativo fu davvero veloce e vulcanico...era già tutto dentro: bastava lasciarlo fluire liberamente, senza farsi tentare dai patterns culturali. Mi svegliavo e, appena fatta colazione, mi sedevo al pianoforte, mio amico, mio altare, mio rifugio, e lasciavo che la melodia arrivasse....
A pensarci adesso, fu incredibile il fatto che non mi condizionò per niente il problema delle mani. Nodose, con alcune dita bloccate, e di base rigide. 
Avevo suonato cinque anni il pianoforte classico dai 10 ai 15 anni. Poi un po' di jazz e un po' di pop. Non mi ero mai considerata una pianista, anche se da bambina avevo davvero del talento. Il problema delle mani irrigidite non c' era perchè il mio modo di accompagnare queste poesie era all' essenza. Non c'era bisogno di virtuosismo nè di molta tecnica pianistica. Piuttosto c'era bisogno di un' estrema sensibilità di espressione. Ogni nota io sapevo come suonarla, non faceva parte di uno schema di tecnica pianistica, ma andava toccata in quel dato modo, intensità.
Come sempre, il silenzio era il sottofondo musicale, poi c'era la voce asciutta e connessa profondamente, per cui poco emotiva, e poi c' era il piano che doveva avere un suono sublime.
 
 
I primi di novembre dello stesso anno arrivai in Alta Provenza. Ero debole e mi muovevo a malapena. La ASL di Torino mi aveva appena diagnosticato l' invalidità all' 80% con handicap. Ma non mi importava proprio! Ero molto emozionata perche' non avevo mai registrato cantando e suonando il pianoforte in diretta, contemporaneamente. Ero preoccupata per via del mio stato di salute non molto compatibile con qualunque forma di stress, ma qualcosa dentro mi spingeva a realizzare quel progetto, nonostante la stagione fredda.
Mi ero preparata la voce con le lezioni del mio maestro francese. Avevo fatto un lavoro di disegno su ogni canzone. Le avevo registrate e studiate anche col metronomo, memore di aver conosciuto diversi pianisti - anche professionisti di rilievo - che non sono in grado di suonare una canzone mantenendo lo stesso tempo dall' inizio alla fine. E' un difetto di chi suona da solo.
 
Il pianoforte era un magnifico Steinway Grancoda che imparai a sentire e conoscere. Era gigantesco! 275 centimetri di coda, il fiore all'occhiello della Steinway & sons! E fui fortunata, perchè quello specifico modello suonava divinamente!
Arrivai verso le 17 e mi misi subito a suonare, ripassare, prendere confidenza col piano. 
Lo studio di registrazione  Studio Alys  era in una grande e suggestiva grangia nella bellissima, aperta campagna dell' alta Provenza francese. Lo conoscevo già, avendo registrato lì anni prima il mio 'O Magnum Mysterium'.
Al pianterreno registravo e al primo piano c' era un appartamentino per dormire e mangiare. La scala era lunga e così io, per non stancarmi troppo e a volte per il troppo dolore, scendevo seduta, gradino per gradino.
 
Ancora oggi non cambierei quasi nulla del CD che ne venne fuori ed e' un lavoro che, a distanza di anni, mi rappresenta ancora e molto! E' proprio vero che il dolore porta all'essenza del tuo essere.
 
 
Ho raccontato della nascita  di 'The Invitation, songs inspired by Rumi'  in questo articolo dal titolo  'L'Invito, canzoni ispirate da Rumi' pubblicato nel numero di Novembre 2015 da Osho Times.
 
Per sapere com' è nata la copertina del CD 'The Invitation, songs inspired by Rumi' click QUI
 
 
Come, whoever you are
Wanderer, worshipper, lover of leaving, come...
This is not a caravan of despair
It doesn't matter if you've broken your vow
A thousand times
Come
 
Vieni, chiunque tu sia,

pellegrino, monaco, amante del viaggio, vieni…

Questa non è una carovana di disperati

E non importa se hai infranto i tuoi voti migliaia di volte

Vieni.

Mevlana Jalal ad-Din Rumi
 
 
 
Foto di Walter Baccon
 
 

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