Journey, In viaggio col dolore



06.02.2019
19. IN VIAGGIO COL DOLORE. Miasto.

Arrivai a Miasto, nella comune di Osho in Toscana, una sera del giugno 2001. Ricordo la bellezza e armonia del luogo, i casolari tipici della regione, i grandi prati e tanti fiori...Era ora di cena. Vidi delle persone che mangiavano all' aperto sotto delle splendide querce secolari e che chiacchieravano sorridendo amabilmente. Sentivo un' atmosfera particolare. Notai che c'era il vino a tavola e tutta quell' allegria e quel benessere da qualche parte mi fecero quasi male e mi imbarazzarono. Avevo ancora quell' idea, nata dal mio condizionamento cristiano, che la vita spirituale debba essere una vita di rinuncia e di sacrificio. E ne arrivavo da un periodo di gravi lutti che stavo ancora elaborando, per cui ero intrisa di sofferenza.
Notai che mi sembravano tutti  belli, curati e con un portamento magnifico. Non sapevo esprimerlo, ma sentivo e vedevo che il loro modo di stare nel corpo era totalmente differente da quello della gente ‘comune’. Addirittura  alcune persone mi sembrava di averle già viste! Mi arrivavano delle sensazioni nuove che non sapevo definire, ma da qualche parte le registrai nella coscienza e nella memoria, perché ne ho ancora vivido il ricordo.
 
 
Non conoscevo nessuno, ma dopo cena ero già lì che cantavo rythm' n' blues coi musicisti di Miasto! Mi integrai immediatamente perché sentivo di essere in un ambiente protetto con tante persone amiche. La loro gentilezza arrivava dal cuore, non dalla circostanza.
Dopo anni di studio e di lavoro nel canto, avevo la voce parecchio allenata e cantai lungamente. Il gruppo a cui avrei partecipato l' indomani si chiamava  VOICING© e quindi quella sera ad ascoltarmi c'erano anche i miei 'futuri' compagni di workshop che ovviamente o cantavano o erano  sensibili al mondo dell' espressione vocale.
 
Il giorno dopo, all'ingresso della sala della sessione - chiamata Rumi!!- mi mancò il respiro. Ricordo il suo sorriso nel salutarmi e il suo sguardo acuto e azzurrissimo. Mi mancò il fiato per molti motivi insieme. Primo perché sentii dentro di me il suo sguardo come se fosse uno scanner che mi leggeva nelle viscere e poi perché provai con lei una sensazione di intimità e di confidenza, come se l' avessi conosciuta da sempre e l'avessi ritrovata. Si chiama Pratibha, discepola di prima generazione di Osho, per me decisamente una sciamana, studiosa antropologa, insegnante straordinaria che mi ha cambiato la vita. A lei devo molto e avrò, in un prossimo episodio, l' occasione opportuna per raccontare di tutti i doni che ho ricevuto frequentando i corsi tenuti da questa bella signora, elegante, raffinata, e tremendamente selvaggia! 
 
Al quarto giorno del gruppo di VOICING© esploravamo la dimensione del cuore e delle sue voci. Io non riuscivo a cantare in mezzo al gruppo. L'espressione vocale degli altri la sentivo superficiale. Dopo aver sofferto così tanti lutti nel 2000, non ce la facevo a confrontarmi con la mia sofferenza e tanto meno con quella del mio prossimo. Smisi di usare la voce e mi allontanai, dando le spalle al gruppo. Pratibha si avvicinò e, con la sua particolare delicatezza e autorevolezza, mi suggerì di fare un esercizio che non dimenticherò mai. Riuscii a sentire, finalmente. Sentire la dolcezza, vulnerabilità del mio cuore, e il dolore che c'era, a poco a poco, iniziò a spurgare delicatamente attraverso il mio filo di voce intriso di lacrime. In quel momento la mia energia cambiò. Avevo mollato il mio 'Sono tutta d'un pezzo, per cui sono forte, non ho bisogno di nessuno e reagisco al dolore' e mi ero 'concessa' il lusso di cantare la mia vulnerabilità, tristezza, e sofficità dimenticate nei meandri del mio fare ‘la tosta’, la performer sia sul palco che nella vita, soprattutto la performer tra me e me. 
 
Da quel momento iniziai  a sentirmi lucida, presente. Vivevo dei momenti intensissimi in cui mi sentivo appartenere totalmente al pianeta, come se fossi filo d'erba, lucertola, albero, zolla di terra, cielo in un solo istante e tutto dentro di me in una frazione di secondo! Fu un'apertura mistica ...La mia mente era confusa, credo, da tanta espansione e bellezza. E poi era anche fine giugno, l' estate ci incantava con la sua bellezza, lì a Miasto, in Toscana! Abbracciavo gli alberi e mi sentivo strana. Felice!
 
 
Il giorno dopo parlai al gruppo. Raccontai di tutto il dolore del mio anno 2000 e della confusione che sentivo dal giorno precedente, cioè da quando avevo dato voce al mio tenero cuore. Pratibha mi disse: "Sai che cosa disse Osho un giorno?! "No" ...risposi. (Non lo conoscevo quasi Osho. Avevo leggiucchiato il catalogo delle attività di Miasto qualche volta da un' amica). Disse: 'Sono qui per confondervi.' Scoppiai a piangere. Qualcosa dentro mi attraversò in un lampo e mi disse. "Sei bellissima così come sei”. 
In nessun luogo e mai prima mi ero sentita così compresa e amata, profondamente e liberamente.
 
 
'Quando la tua totalità è diventata un canto o una danza, quella è preghiera.
Non importa cosa canti; non importa se è un canto religioso, ma se riesci a cantare con tutto te stesso, è sacro. E viceversa: puoi cantare un inno sacro, venerato nei secoli, ma se non sei totalmente coinvolto, è profano. Il soggetto del canto non importa: ciò che conta è la qualità che tu immetti nel canto, la totalità, l'intensità, la tua fiamma.'
Osho
 
'La tua voce ti porta nel tuo cuore'
Gabrielle Roth
 
 
NEL VIDEO A FIANCO, PRAYAN 'GUITARS' dal CD 'THE FRAGRANCE' 
 
'Non più croci
Non più gabbie 
Suona la tua chitarra 
Celebra la tua vita.
 
Perché devo sentirmi colpevole?
Perché devo sentirmi cosi triste?
Perché devo sentirmi non libera?
Perché devo sentirmi sola?'
Prayan

 

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