Journey, In viaggio col dolore




17. IN VIAGGIO COL DOLORE. 2000. Un anno impossibile da dimenticare.

D' estate andai in montagna coi miei genitori. E fu l'ultima. Tornati a Genova, nel settembre 1999 diagnosticarono a mia mamma un tumore al fegato. Le sarebbero rimasti al massimo 6 mesi.
La mia emozione ricordo fu quella di una bambina incavolata e incredula. Sentii il mondo crollarmi addosso. Ero incavolata perchè mia mamma mi stava abbandonando. Ed ero incredula perchè   inaspettatamente il tempo che le rimaneva era troppo poco, e perchè non è mai il momento di perdere un genitore.
Per mio papà fu un po' meno scioccante perchè nel '98 ci dissero che avrebbe avuto ancora due anni di vita.
 
Il 2000, io e i miei fratelli non lo dimenticheremo mai. A gennaio lasciò il corpo una zia e la mamma di una mia cognata; a febbraio la nostra mamma; a marzo uno zio; a maggio il nostro papà e il mio primo amore.
A novembre il mio maestro di canto che avevo salutato all' inizio dell' estate. Meno male che l'ultima volta che lo vidi gli feci la sorpresa di portargli la stampa del suo libro da me tradotto in italiano. Era ammalato di Parkinson da moltissimo tempo, ma riusciva a vivere da solo, ad insegnare, tenersi aggiornato e giovanile di mente e di aspetto. Col tempo ebbi l'onore di guadagnare la sua confidenza. Una volta mi disse che ci impiegava un' ora ogni mattina per prepararsi, ma che lo voleva fare da sé, per mantenersi autonomo. E poi mi disse: "Insegnare è tutta la mia vita. Per me è anche importante per mantenermi vivo." Tante cose imparai da questo meraviglioso signore rispettoso, sensibile, che quando sbagliavo non diceva mai 'No' ma diceva 'Oui....' e cercava una nuova strada per farmi fare l'esercizio in modo corretto. Tanto ho imparato da quei silenzi e quei vocalizzi che accadevano in uno stato meditativo e, quando se ne andò, lasciò un grande vuoto dentro di me. Ancora oggi mi mantengo la voce in forma con quelle vecchie lezioni che per me hanno un valore inestimabile. Ed è anche come se lo avessi un po' accanto...
 
 
E molto ho imparato da mia mamma, stando sdraiata vicino a lei l' ultima notte, a riempirla di baci. Molto insegnò a tutti noi nella grazia silenziosa di come lasciò il corpo. Salutò tutti, come se stesse per partire per un lungo viaggio. Magicamente, eravamo tutti a casa, da lei, anche chi viveva in città differenti. Prese silenziosamente per mano il mio fratello maggiore come per dirgli che, da quel momento in poi, lui avrebbe avuto la responsabilità della famiglia. E chissà quali altre cose si 'dissero'... Si fece poi portare mio papà e trascorsero, mano nella mano, un lungo tempo assieme, in silenzio. Fu la prima volta che compresi quanto il silenzio possa essere ricco di significati.
Dopo qualche ora, la mia cara ex cognata Eleonora che pratica meditazione, mi disse: "Metti una canzone con la tua voce, 'ché le piace tanto...Così forse riesce ad andarsene..."
Lasciò il corpo su 'Time after Time' una canzone il cui ritornello non potrebbe essere più adatto anche alle parole di una mamma.
 
 

'If you're lost you can look and you will find me, time after time' /

'Se ti perdi, puoi guardarti intorno e mi troverai, giorno dopo giorno' 

Cindy Lauper

 

 

PRAYAN & ENRICO PINNA 'TIME AFTER TIME' QUI

 

Dopo un'ora dalla morte di mia madre, il tallone del piede sinistro iniziò a farmi malissimo. E questo dolore mi rimase per molti mesi, per fortuna alleviato e poi eliminato dall' agopuntura.
 
Papà se ne andò 3 mesi dopo. Era in coma da 11 giorni, a casa. Telefonai a un amico di Assisi -un ex-pubblicitario che aveva abbandonato una carriera e la fidanzata figa per diventare un monaco benedettino- e gli raccontai un po' del mio dolore a vedere mio papà così. Mi disse di meditare, accanto a lui, perchè interrompere il flusso della mia attività mentale ed emotiva avrebbe aiutato mio papà ad andarsene in pace. "A volte hanno difficoltà a staccarsi perchè sono preoccupati di lasciare delle situazioni non concluse." mi disse.
Meditai vicino a lui per quasi tutto il giorno seguente e, quando non gli stavo vicina, cantavo in lontananza con l' armonium indiano le canzoni che avevo imparato ad Assisi.
La mattina seguente di nuovo....Papà nel primo pomeriggio se ne andò. 
Ricordo che piansi un po', ma quasi subito andai in cucina a caricare la lavastoviglie e poi uscii a comprare dei geranei per il terrazzo della mia nuova casa. Ero esausta. Avevo bisogno di normalità.
 
 
Assistere i miei genitori mi aveva portata nella dimensione del servizio e del 'senza tempo' dove molte cose quotidiane non sono poi così importanti. Si va dritti all' essenza della vita, di quella del malato e della propria. E si sta anche in uno spazio di solitudine che, se accettata, porta al raccoglimento interiore. Si vive in dimensioni essenziali di saggezza, sincerità, coraggio, accettazione, compassione, e in fondo anche pace. La morte ti fa essere quello che sei, senza maschera, senza scuse nè difese. E ti fa conoscere l'eternità, la dimensione del senza tempo. 
Non ricordo un granchè dei mesi che seguirono, ma ricordo la mega festa che organizzai all' ultimo momento per i miei 40 anni.
Mi arrivò questa frase: "Il 3 luglio è il mio compleanno. O lo faccio passare in sordina, in lutto, oppure volto pagina. Dopo tanto dolore, ora è tempo di festeggiare!'  Questo fu un gesto che stupì anche me stessa. Un esorcismo! Con Enrico Pinna e tutti i musicisti amici si cantò e si suonò fino all' alba.

 

U2 'I NEED YOUR LOVE' NEL VIDEO A FIANCO 

 

'Quando imparerai come soffrire, soffrirai molto meno.'
Thich Nhat Hanh
 
 
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