Journey, In viaggio col dolore



12.12.2018
11. IN VIAGGIO COL DOLORE. A change is gonna come.

Nel frattempo, il turismo in Costa Azzurra era cambiato molto. C’era crisi nel settore vacanziero, per cui il lavoro nell' Hotel Casinò diminuì notevolmente per tutti quanti.  

Il mio impresario mi trasferì a cantare a Nizza in un locale, sulla Promenade des Anglais, che aveva il ristorante-pianobar con musica dal vivo al piano terra e al primo piano la discoteca con DJ e musica dal vivo. Aveva 25 dipendenti musicisti e teneva chiuso 3 ore su 24, dalle 4 alle 7 del mattino. Il mio manager mi disse di mettermi delle scarpe comode, perché avrei lavorato molte ore con un pianista cantante di nome François. Aveva fama di essere molto bravo ed era il genero del padrone del locale, un italiano.

 

 

Al nostro primo appuntamento per conoscerci, arrivai in ritardo. La mia auto da un po' di tempo mi mollava per strada, circuito elettrico con problemi.... Un ritardo di 10 minuti  non dava una buona impressione. Mi offrì un caffè che accettai più che altro per educazione. E ricordo che mi guardò fissa negli occhi. I suoi erano azzurrissimi. Non ricordo che cosa mi disse, ma era voluto quel guardarmi dritta, come per scrutarmi in profondità. Io sostenni il suo sguardo, con tutta la mia stima. Parlammo un po' del repertorio. Con piacere notai che avevamo gusti comuni! E poi si offrì di aiutarmi con la macchina.

Tra me e François fu affinità e simpatia al primo sguardo, a livello professionale e umano. Il padrone del locale era un italiano di una certà età che amava scherzare, era giovanile e gentile, così come sua figlia che era la moglie di François. Sinceramente, in quel momento mi faceva un gran bene stare in mezzo a dei compatrioti. Mi chiamavano 'Maria' e io mi sentivo un po' ....adottata!

François mi disse subito di comprarmi un radiomicrofono per valorizzare la mia voce e che non c’era bisogno di mettermi dei vestiti di pallettes e lustrini. (Quelli me li imponeva l 'impresario dell' Hotel). Mi disse di vestirmi normale, all' italiana.

 

François è uno dei più bei ricordi che ho di tutta la mia avventura francese. Uomo di poche parole, molto educato, raffinato, 'l'uomo del Sud' nella sua massima espressione. E io ne ho avuto un esempio mirabile nella mia famiglia col mio amato nonno Michelangelo. François me lo ricordava molto nell' essenza nobile e signorile. Era per metà siciliano e per metà algerino, quindi per i Francesi razzisti era un ‘pied noir’, un 'terrone'. Eravamo in sintonia in molti terreni professionali e umani, oltre al sangue siculo. Anche lui - che cantava benissimo!! - non smetteva di migliorarsi e studiava canto. Era un talento puro. Mi trovavo molto bene anche per come mi accompagnava con le tastiere e il pianoforte. La sua stima e il suo rispetto per me erano evidenti. Andavano oltre l' essere uomo e donna. Erano da persona a persona. 

Dopo le bugie di Pascal, le invidie e svalutazione all’ Hotel e i forti dolori fisici che avevo patito, finalmente si profilava per me un periodo di allegria, serenità e qualche soddisfazione professionale!

 
 
'Ci sono persone, attimi, respiri, sguardi, odori, cieli e sorrisi che si incastrano proprio in quel punto del cuore dove devono incastrarsi. E non c’ è accordo e musica più perfetta.' 
Fabrizio Caramagna
 
 
 
TINA TURNER & ROBERT CRAY   'A CHANGE IS GONNA COME'  NEL VIDEO A FIANCO 
 

'Ci sono stati dei momenti in cui ho pensato

che non avrei resistito più a lungo

Ma io ora credo di esser capace ad andare avanti

È stata una lunga, lunga attesa

Ma io ora so che un cambiamento ci sarà, sì ci sarà.'

 

 

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