Journey, In viaggio col dolore



06.10.2018
01. IN VIAGGIO COL DOLORE. Paradise is here.

Cannes, 6 ottobre 1994.
 
Mi sveglio non nel mio letto. Ho passato una  bellissima  serata romantica con Pascal, il mio amore francese. Mi ha invitata per la prima volta a casa sua a cena. Zuppa di pesce, ottimo vino, vista davvero favolosa sulla baia di Cannes di notte.  Stiamo assieme da poco più di un mese e siamo innamorati.
Finalmente abbiamo  finito ‘la stagione’, lui come direttore di notte, io come cantante in un prestigioso Hotel vicino a Cannes, in Costa Azzurra. 
 
Mi sveglio.  Sono le 4 del mattino. Meno male non nel mio letto - e quindi non sola! - perché ho un dolore simile a un pugnale alla spalla sinistra. La cosa più atroce che io abbia mai sentito fino a quel momento della mia vita. Lo spavento si mescola subito a una consapevolezza sempre più chiara e veloce. "E' troppo grave", mi dico tra me e me. "Troppo improvviso e troppo forte questo dolore senza avvisaglie. E poi perché?? Qual è la causa??” 
Mentre aspettiamo le 7, cioè quando aprirà l’ambulatorio del medico di famiglia di Pascal proprio vicino a casa sua, io per 3 ore lotto tra lo svenire e il bisogno di vomitare. Non posso camminare, muovermi, non so come stare seduta, non so come stare sdraiata.
Le emozioni si susseguono, prima fra tutte la paura e anche il  sentirmi perduta, alla mercé di un dolore folle che non posso gestire. 
Ho 34 anni. Non sono mai stata operata di niente. Ho avuto solo una malattia infettiva da bambina e nella mia vita, fino a quel momento, ho sofferto di un po' di mal di denti. Punto. Fino a poco fa ero una persona perfettamente sana.
Finalmente andiamo dal dottore che mi dà delle iniezioni di antidolorifico e pesanti antistaminici. 
Il ricordo dei giorni seguenti si annebbia. Andai da un reumatologo qualche giorno dopo. Mi diede dei farmaci curativi e chimici.
Il dolore, nonostante le dosi pesanti di medicine, rimane e si sposta dalla spalla sinistra alla spalla destra, alla schiena come una fortissima sciatica. Non posso dormire col lenzuolo sopra il ginocchio, diventato nel frattempo molto gonfio e dormo in fondo al letto, con le gambe ad angolo retto giù dalla sponda. 
Il dolore, lui, se ne frega di tutto.
 
 
 
A distanza di anni ho compreso perché, in certi percorsi spirituali, la malattia sia considerata come l’autostrada per l’illuminazione, o comunque un’occasione per incarnare un cambiamento di consapevolezza e di coscienza.
Succede subito, e per istinto. La percezione della tua vita  cambia e per sempre. La visione del tuo vivere si frammenta in momenti e inizi a vivere attimo dopo attimo, necessità dopo necessità. Non puoi fare altrimenti.
Non c’è più il futuro che ti immaginavi.  C’è un muro di domande, di incertezze tangibili sul tuo corpo, di  vulnerabilità e solitudine, e sparisce la progettualità.  
A 34 anni tocchi con mano la caducità della vita. Entri in un gap, una pausa dove non ci sono più quei sogni e aspettative nel futuro. Le priorità cambiano. Speri solo di stare bene, meglio, di guarire. Il resto non è più così importante. Non ti senti più forte perché non riesci più a fare quei gesti quotidiani scontati che diventano imprese dolorose, come svitare il tappo di un dentifricio o entrare nella doccia. 
Tutto si allontana …Hai solo bisogno di capire come fare per non sentire dolore nel fare quel movimento importante in quel momento, come sedersi, lavarsi o cucinare. 
Per la maggior parte del tempo devi essere nel ‘qui e ora’.
 
 
'Non c’è uno scopo nella vita. La vita di per sé è il suo scopo. Non è tendersi verso qualche traguardo. E’ qui e ora, non ha futuro. La vita è sempre nel presente.'  Osho
 

 

 

TINA TURNER 'PARADISE IS HERE'  NEL VIDEO A FIANCO 

 

'Il paradiso è qui

È ora che tu smetta di piangere

Il futuro è in questo momento e non in qualche luogo lontano là fuori

Io ho bisogno del tuo amore ‘stanotte,

Non parlare del domani

Proprio adesso, ho bisogno del tuo amore

Proprio adesso, dammelo

Proprio adesso, voglio il tuo amore

Proprio adesso, adesso adesso…'

 

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